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il sole batteva pesante, sull'asta del microfono al centro di quel palco
improvvisato.
listelli di legno sorretti da uno scheletro d'acciaio. gli operai ci si erano
ammazzati dall'alba, per tirarlo su.
in piedi, ben dritti e con le mani intrecciate dietro la schiena, stavano
cinque uomini. non si riusciva a contarle, le rughe che avevano sulle facce
scure. tutti con gli stessi baffi, e le sopracciglie canute a ombreggiare
su occhi lucidi di polmoniti malcurate e intossicazioni da polveri.
l'assessore parlava, dietro lenti scure. occhiali alla moda, come il suo
vestito. montatura pesante, massiccia. il ventre tondo premeva sui bottoni
della camicia. li presentò uno ad uno, quei cinque, e ad ogni nome giunse
l'applauso della folla radunata alla piazza del paese. dietro di loro, la
maiella se ne stava come una vecchia signora sul proprio seggiolo di vimini.
eroi di guerra. soldati partigiani. i nostri nonni, gli eroi della liberazione.
quello era il giorno della medaglia all'onore.
ciccillo li osservava, mischiato nella folla. gli stessi occhi lucidi e la
pelle scurita dal sole delle campagne. come quelli che stavano sopra al palco.
sul palco raccontarono le loro storie, poi il più basso e tarchiato dei cinque
presentò il suo libro. un vecchio diario, scritto negli anni della resistenza.
lesse alcuni passaggi, e tra le donne strette negli scialli scuri s'alzò
un brusio di rimembranza. alcune di loro, quelle storie, le avevano vissute
davvero.
i nipoti strillavano e si rincorrevano ai bordi dell'adunanza, le madri gli
correvano dietro cercando di fermarli. un neonato pianse nella culla.
ciccillo restava immobile, a guardare i suoi compagni...
si ritrovarono tutti giovani, in mezzo alle rovine di una masseria. nascosti
dietro le balle di fieno, sotto ai fischi dei proiettili. per la paura, tonino
s'era pisciato nelle braghe. non riusciva a tenere il fucile, tanto gli tremavano
le mani.
i tedeschi li avevano sorpresi durante una ronda, costretti a ritirarsi in
una fuga di chilometri di rovi e sterpi, e campi mai più arati dall'inizio
della guerra nei quali gli stivali logori, senza lacci, affondavano inesorabilmente.
la masseria parve loro una salvezza. e, assieme, fu per loro la rovina.
ci mise poco il nemico, una manciata di attimi, ad accerchiarli. le scariche
di mitraglia arrivavano da tutte le parti. non c'era un posto sicuro dove
infilarci la testa e sparire, svenire, dormire. tutto, purchè questo finisca!
dio ti prego, salvami!
tonino era il comandante del gruppo. tonino che s'era pisciato addosso, tonino
che gli tremavano le mani. e gli altri, ragazzini che oltre alle loro zappe,
prima della guerra, non avevano conosciuto altro, tremavano con lui. la guerra
non era un gioco. gli spari uccidevano sul serio. niente più bastoni per
simulare fucili da caccia, niente più indiani e cowboy o ganster e poliziotti.
qua c'era la guerra, quella vera.
erano in sei...
il primo pomeriggio scorreva nel paese, placido come un vecchio cane che
si passeggia le viuzze laterali dopo il pasto. un giovane tornato dalla città
per seguire l'evento, immortalava le strette di mano con la sua fotocamera
digitale, grossa quanto una carta di credito e di poco più spessa.
ciccillo teneva la coppola in testa, e una giacca a quadri. portava sempre
la canottiera di lana, sotto, che ad una certa età si sente freddo pure a
primavera...
tonino non aveva niente da dire. non strillava ordini, non bestemmiava i
santi. tremava.
una settimana prima, quando avevano torturato un prigioniero però, la lingua
sembrava essere ben sciolta. anche quando ordinava ai ragazzini della sua
squadra di fargli bere l'olio del furgone. ciccillo aveva dovuto puntargli
contro il suo fucile per convincerlo a rinunciare. s'erano presi a botte
e tonino gliele aveva suonate.
alla fine, quel prigioniero era una spia inglese infiltrata nell'esercito
tedesco.
la masseria stava in una specie di conca. il sole scaldava la terra.
sudavano paura da tutte le parti...
è grazie al loro coraggio, al coraggio della brigata maiella, che l'abruzzo
fu liberato dall'oppressione nazista, dice l'assessore. e continua ancora,
che furono loro i primi ad entrare a bologna.
ciccillo era arrivato in quella città con un compagno due giorni prima dell'ingresso
ufficiale dell'esercito, e quando ci fu la marcia stava bevendo vino e giocando
a scopa su un colle vicino, assieme a degli amici che s'era fatto sul posto.
sorrise al pensiero, e gli si stirò una grossa ruga, come una cicatrice,
sulla guancia sinistra.
se fossero rimasti ancora un po' in quella masseria, i tedeschi li avrebbero
ammazzati tutti.
ciccillo non voleva morire. aveva una mamma e una sorella a cui badare, al
paese. c'era gente che aveva bisogno di lui, lontano da quelle campagne.
ma qualcuno doveva sacrificarsi, perchè ci fosse almeno una possibilità di
uscirne vivi, da quella situazione.
strisciò perciò fino a tonino, gli prese il fucile e lo sollevo dalla pozza
di sudore che s'era fatta a terra.
- te n'ha da jì, tu e l'etre!
doveva andarsene, lui e gli altri. indicava l'uscita sul retro e i cespugli
che coprivano la discesa fino al fiume.
poi fece una cosa impossibile. si alzò dal riparo e corse fuori, il fucile
imbracciato, le braccia nodose tese mentre le mani stringevano il ferro freddo
dell'arma. sparò colpi, gridò, sputò a terra e ancora sparò colpi. si fermò,
in pedi, ben dritto, con il ghigno strafottente che avrebbe caratterizzato
i maschi della sua famiglia, per le due generazioni seguenti.
i tedeschi non ci capirono niente. travolti dalla sortita di un singolo uomo,
girarono sui tacchi e fuggirono via. ciccillo poteva sentire molte paia di
stivali spezzare rami secchi sotto le suole, nella boscaglia. anche quelli
erano giovani, pensò, e anche quelli avevano paura di morire.
tonino, intanto, se l'era già data a gambe verso il fiume, seguito dagli
altri quattro...
quello che presentava il suo libro, sul palco, fu colto da una specie di
emozione. gli si ingrossò la voce, e gli vennero agli occhi dei lacrimoni.
dopo essere stato vagheggiato, sognato ,osteggiato,
eccolo, ha confessato:
-Sono io, l'eroe mai cantato-
ma era una bugia...
ci fu l'applauso della folla.
ciccillo scosse la testa, sorrise e tirò via il suo corpo alto e magro dalla
piazza. con una scrollata di spalle, infilò un vicolo all'ombra. un bambino
lo notò e fece per corrergli dietro, ma la madre riuscì appena in tempo ad
afferrarlo per la collottola.
non era quello il suo posto, si disse ciccillo.
c'era un figlio e una nuora e un nipote a cui preparare un pranzo a base
di pesce.
lui era un bravo cuoco, dai tempi della guerra.
Postato da darlondigno 22 marzo 2005
Post vincente l'eroe mai cantato sezione blog edizione 2004-2005http://coconutisland.splinder.com
"Eccolo, sì eccolo.
alle ore 15 del 22 di marzo dell'anno di nostro Signore 2005
dopo essere stato vagheggiato, sognato ,osteggiato,
eccolo, ha confessato:
-Sono io, l'eroe mai cantato-
Dipende da ciò che s'intende per eroe, dipende dal punto di vista di chi
è normale e per nulla eroico credo. Però dev'essere bello svegliarsi la mattina
con la precisa coscienza di essere un eroe.
-Buongiorno, dormito bene? -Epicamente. Sono o non sono un eroe, come vuoi
che dorma? Stupendamente miticamente, divinamente.
Ecco sarebbe più o meno così. Senza chiedersi cosa si è fatto o non fatto
per ritrovarsi in quel ruolo. La cosa scocciante sarebbero le responsabilità.
Ogni eroe ha una missione e spesso non è una passeggiata. Ecco, l'ideale
sarebbe essere investiti della sacra carica eroica senza dover far nulla,
ma proprio nulla. Oppure si dovrebbero organizzare dei corsi: ore 9.00 aula
E corso di eroismo applicato alla quotidianità. Forse c'è qualcosa di eroico
anche nel quotidiano alla fine. Effettivamente fare la spesa il sabato mattina
potrebbe essere definito eroico oppure fare la coda per i biglietti del concerto
della tua band preferita oppure sopportare gli orari di lezione della facoltà
di lettere(che ha già attivato il corso in ubiquità) e ancora sopravvivere
ai continui litigi di migliori amiche leggermente paranoiche. Forse però
da un eroe ci si aspetta qualcosina di più...che so...tipo salvare il mondo
da un razzo programmato per far esplodere il pianeta una volta che sarà decollato
portando con se una coppia di animali per ogni specie? Si, come Skycaptain(per
citare l'ultimo dei supereroi cinematografici; devo smetterla di scegliere
i film a caso). Oppure smascherare una trama di un losco figuro che tenta
di ottenere il potere per assoggettare il genere umano?
-Ciao caro com'è andata oggi? -Solite cose, ho salvato un paesino da una
valanga, ho trasportato in salvo una quindicina di balene che si erano arenate
e ho evitato uno scontro fra treni. Il solito, che c'è per cena? Molto sul
genere "Gli incredibili".
Un giorno però durante una lezione d'italiano la mia prof ha fatto una citazione
di un illustre tale di cui ora non ricordo il nome "Beato il popolo che non
ha bisogno di eroi" . Trascurando il fatto che il contesto era quello di
un corso sull'eroe/antieroe (che non si sarebbe tenuto se le persone non
si fossero da sempre create i loro eroi) devo ammettere che forse l'illustre
tizio non aveva tutti i torti. Se non ci fossero gli eroi saremmo tutti eroi;
epici nel nostro vivere di tutti i giorni, mitici nella nostra routine quotidiana.
E' poi forse così lontano dal reale? Ed ecco che entra in scena l'autocompiacimento
del comune cittadino che si ritrova sul palco delle divinità olimipche. "Veghino
signori venghino alla presentazione del nuovo eroe!"
-Grazie, grazie, non dovevate, grazie sono commosso, grazie. Questo riconoscimento
mi onora, grazie.
(Applausi)- Mi permetta una domanda: cosa fa durante la sua eccezionale giornata?
-Bè...mi alzo, mi vesto e prendo un caffè di corsa, prendo l'autobus fino
all'ufficio,lavoro dalle otto alle dodici. Pausa pranzo. Torno in ufficio
alle due e ci resto fino alle diciotto. Spesa. Cena. Due ore per bearmi del
mio tempo libero che spreco regolarmente davanti alla tv o al computer.
(Applausi)
Forse è così, forse la sopravvivenza di tutti i giorni è già tanto, forse
è eroico. Insomma, quale Ercole o Spiderman che dir si voglia sopravviverebbe
al traffico delle ore di punta dopo otto ore di ufficio? Questo forse potrebbe
essere l'eroe mai cantato, ma non sarà così. L'eroe mai cantato sarà colui
che con la fantasia costruirà imprese al di là di ogni immaginazione, superando
in inventiva tutte le avventure già scritte. Basterà aspettare.



